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[dalla quarta di copertina STORIE SCRITTE CON I PIEDI]
Quando visitai il campo di Fossoli conoscevo già alcune storie di persone che da lì sono partite per l’inferno.
Camminavo per le stradine del campo sentendo che i miei piedi appoggiavano esattamente dove il giorno prima avevano camminato l’aiutante del diavolo, una mamma alla ricerca della marmellata, un papà, un bambino. Ignari della notte.
Quelle storie mi salivano dai piedi su su fino agli occhi passando per il cuore. Quelle immagini, non volevo arrivassero alla mente.
Così mi opposi ai miei piedi, non volevo ascoltarli, non volevo sentissero quello che invece ormai baciavano. Faceva freddo e il freddo saliva alla gola. Niente da fare. Quelle storie erano davanti a me vedevo i bimbi giocare, i pianti sommessi di chi ieri, solo ieri, era al caldo nella propria casa piena di sogni. Sono andato nel punto dove il campo finisce dentro una rete metallica che divideva l’aria fra la vita e la morte.
Al di là, campagna. Contadini al lavoro. Ho così visto quel papà che, alla ricerca di qualcosa da mangiare, di provviste per il viaggio, scambiava il suo orologio d’oro con una scatola di tonno per il suo bimbo. Ho visto il viso del contadino, la sua mano prendere prima l’orologio attraverso la rete e solo dopo l’altra passare sopra la rete la scatola con su scritto TONNO.
Sul treno quel papà si accorgerà che dentro non c’era altro che un po’ di pollo andato a male. La tragedia era cominciata. I miei piedi continuavano a sentire, mandavano immagini sempre più chiare agli occhi. Ormai li lasciavo fare. Ogni mio sforzo era inutile. Vedevo storie che i miei piedi potrebbero scrivere, raccontare. Il campo chiudeva. Dovevo uscire. Ripercorsi il viale su carboni ardenti. Il viaggio di ritorno nella nebbia. A casa, inginocchiato davanti alla tazza del bagno, vomitai qualcuna di quelle storie.
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Grazie a Te!
Sono io che ringrazio Te Alessandro.
Per il fatto di andare a visitare i campi dico la mia: al massimo porterei i ragazzi di quinta. Ma forse sbaglio. Forse perché lo studio della Shoah al Liceo mi ha sconvolto. Forse perché penso che vedere il male sia di per sé pericoloso. Troppo pericoloso.
In un'intervista che credo si possa vedere nel sito dell'editore www.edizioniassociate.it dico che le nostre sorelle ebree i nostri fratelli ebrei e i loro bimbi ci hanno insegnato l'amore, l'amore per la vita. Perché, dato che tutto è equilibrio -campi magnetici, pressione atmosferica, il bene il male- dai campi emerge un messaggio d'amore.
Rinaldo
si legge e resta vivo
Il libro si legge tutto in un solo fiato, ma di fiato ne chiede a litri per urlare il PERCHE'?
Anche se ho letto e ho visto films e ho sentito storie, la Storia, lo stile del libro ti entra nell'anima e ti resta VIVO.
Affinchè l'Incubo non sia ancora vivo innanzi a noi credo sia necessario leggere, far leggere, parlare e far parlare ; ma è necessario Visitare e far Visitare i Campi.
Io sono stato a SanSabba , e medito da tempo di visitare anche Auschwitz.
A tutti coloro che non ci credono dico : Andateci !!
Un Grazie all'autore
Grazie a Te!
Sono io che ringrazio Te Alessandro.
Per il fatto di andare a visitare i campi dico la mia: al massimo porterei i ragazzi di quinta. Ma forse sbaglio. Forse perché lo studio della Shoah al Liceo mi ha sconvolto. Forse perché penso che vedere il male sia di per sé pericoloso. Troppo pericoloso.
In un'intervista che credo si possa vedere nel sito dell'editore www.edizioniassociate.itdico che le nostre sorelle ebree i nostri fratelli ebrei e i loro bimbi ci hanno insegnato l'amore, l'amore per la vita. Perché, dato che tutto è equilibrio -campi magnetici, pressione atmosferica, il bene il male- dai campi emerge un messaggio d'amore.
Rinaldo
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